Concludiamo la panoramica sulla sicurezza con un altro elemento indispensabile nell’equipaggiamento del freerider.
Il problema principale di chi finisce sotto una valanga e ha la fortuna di non perdere conoscenza né di riportare traumi seri, è quello di respirare. In pochi istanti si esaurisce la scorta di ossigeno raccolta nel cuscinetto d’aria formatosi intorno a noi e l’alpinista muore, purtroppo, per avvelenamento da anidride carbonica, andando a rirespirare l’aria poco prima espirata..

Il respiratore da alta montagna air-safe, invece, ha il compito di impedire l’autoavvelenamento da anidride carbonica. Come? Sfrutta l’aria presente nella valanga (fino al 60% del volume della neve è aria), prelevandola dalla parte anteriore del corpo ed espellendola dalla parte dorsale. In questo modo la Co2 espulsa dal fiato non viene ri-respirata, e si evita la morte per intossicazione. È stato calcolato che la probabilità di sopravvivenza aumenta in valori compresi tra l’80 e il 90 per cento. L’alpinista lo tiene a tracolla, e “addenta” il boccaglio ad ogni occasione di rischio. Nel caso di valanga, il boccaglio ha anche la funzione di far sì che la bocca dell’alpinista resti libera, e non occlusa dalla neve.

Sopravvivere sotto una valanga ricorda, per certi versi, le dinamiche subacquee. Se l’alpinista travolto non muore schiacciato sotto il peso della slavina, può “nuotare” o “galleggiare” nella massa nevosa in attesa che i soccorritori lo trovino, rintracciando il segnale radio del suo Artva, e lo salvino, disseppellendolo. In queste drammatiche fasi, è determinante il fattore tempo. Più tempo la vittima riesce a sopravvivere sotto la neve, più tempo hanno i soccorritori di individuarla, più aumentano le chance di salvarsi.

Ma sotto la neve c’è un killer invisibile, del quale non si parla mai, e dal quale bisogna in qualche modo difendersi: è l’anidride carbonica che la persona emette respirando. Trovandosi in una nicchia di poche spanne, infatti, il poco ossigeno che si trova in quella bolla d’aria sommersa viene inquinata dal fiato stesso dell’alpinista. Prima della mancanza di ossigeno, e dunque dell’asfissia, è il veleno autoprodotto dal suo stesso corpo, ovvero la Co2 emessa dai polmoni ad ucciderlo. Air-safe permette alla persona sommersa di continuare a respirare oltre i quindici minuti dal seppellimento, proprio nell’intervallo di tempo in cui la probabilità di sopravvivenza precipita dal 93 al 25 per cento. Le case produttrici di attrezzatura da montagna sanno bene che la vita di un alpinista travolto da una slavina è un drammatico conto alla rovescia appeso a una manciata di minuti in cui ogni secondo diventa vitale. Ecco il perché è stato costruito l’air-safe, boccaglio in grado di resistere a temperature fino a meno 40 che allunga la sopravvivenza eliminando dal viso della persona sommersa l’anidride carbonica del suo respiro.

Difficile, in casi di tragedie, parlare con il senno del poi. Ma un dispositivo come l’air-safe, commentano in Ferrino, avrebbe sicuramente dato qualche possibilità in più a Riccardo Cartelli (che però era anche senza Artva), il ragazzo quindicenne morto qualche giorno fa sotto una valanga a Claviere, nel Torinese. E anche al principe olandese Johan Friso (uno dei figli della regina Beatrice), travolto da una slavina mentre sciava fuoripista a Lech, sulle Alpi austriache, il 17 febbraio del 2012, e morto dopo 18 mesi di coma. Friso con ogni probabilità fu avvelenato dalla Co2.

Air-safe è stato ideato e prodotto in casa Ferrino, l’azienda che da 144 anni sforna attrezzi da montagna. È un presidio di sicurezza per i montanari che sfidano le vette innevate. Studiato dagli ingegneri del Politecnico torinese, certificato dal Dekra (l’ente europeo deputato alla omologazione dei respiratori di qualsiasi tipo), testato e sviluppato con il supporto delle Guide del Soccorso Alpino Italiano, studiato con la collaborazione dell’Ambulatorio di medicina di Montagna dell’Asl di Aosta, è destinato a diventare uno dei tanti presidi di sicurezza per gli sciatori con pelli di foca, insieme a Artva, sonde, pala, e zaino airbag.
(da repubblica.it)

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