Magari lo avete sperimentato da piccoli come scout, magari ne avete solo sentito parlare sulle pagine dei fumetti. Il campeggio! Una tenda, un sacco a pelo, un fuocherello con i marschmallows e qualche aneddoto da raccontare ai compari. Basta questo? In teoria sì, il resto lo fa il nostro spirito di adattamento. La verità però è che per un campeggio confortevole (per la comodità esistono le camere di albergo con i materassi veri e le pareti vere e le finestre vere) spesso ci si dimentica a casa qualche accessorio indispensabile, in grado di cambiare la nostra esperienza all’aria aperta.

Il primo passo è prenotare il campeggio. Ne esistono di tutti i tipi, dal pratone sotto il sole battente con i bagni chimici, al campeggio 5 stelle con i ristoranti e le piscine. Quindi la prima cosa da fare è informarsi bene. Quanto è distante la torretta con la corrente elettrica, se la piazzola è assolata o sotto gli alberi, se il fondo è prato o ghiaia. Poi bisogna capire quanti giorni abbiamo deciso di restare. Più sono i giorni, più alta sarà la nostra voglia di comfort. Se poi abbiamo deciso di fare un’esperienza totalmente wild informatevi sempre dove è possibile fermarsi e dove invece è categoricamente vietato (del fast hiking parleremo un’altra volta!). Una volta che ci saremo chiariti ogni dubbio, avanti con la lista della spesa:

Telo verde occhiellato. Non è chiaro se questo sia il vero nome, ma se entrate in ferramenta capiscono al volo. Prendetelo abbastanza ampio, più ampio della tenda. Ci servirà per stenderlo sotto la tenda e creare una zona franca di fronte all’ingresso. In questo modo limiteremo la quantità di erba, ghiaia o peggio fango che porteremo dentro la tenda. Per un’esperienza 5 stelle extra lusso, se la tenda non lo prevede, compratene un altro; insieme ad un paio di staffe da 1 metro e mezzo, sarete in grado di creare una comoda tettoia per la tenda che in caso di pioggia vi salverà la vacanza (fidatevi!). Se poi avete dietro un paio di bastoncini da trekking, potete facilmente creare un portico-parasole che vi invidierà mezzo campeggio!

Frontale. Nelle tende non c’è luce e al buio è difficile fare qualsiasi cosa. A meno che non abbiate occhi da gatto, procuratevene una. Ne esistono di ogni tipo, per praticamente qualsiasi fascia di prezzo. Per chi vuole un’esperienza ancora migliore, vi consigliamo la Black Diamond Moji Charging Station Lantern: lampada ricaricabile (così se non avete una presa elettrica a portata di mano non rimarrete al buio) con uscite usb in grado di ricaricare i vostri device preferiti.

Fornelletto. I masterchef dovranno pazientare, ma in campeggio, a meno che non vi portiate dietro quintali di attrezzatura, le velleità culinarie andranno messe da parte; un fornelletto però è indispensabile se non vorrete dipendere in tutto e per tutto dal bar del campeggio. Caffè in polvere, una moka e via, pronti per gustarvi un caffè caldo in attesa dell’alba. Non dimenticatevi della tazza!

Coltello multiuso. Il famoso coltellino svizzero di McGyver non vi salverà da una guerra termonucleare utilizzandolo insieme ad una spilla da balia, un elastico e un lapis spuntato, però può risolvere diverse situazioni scomode. Portatevelo sempre nello zaino!

Vi lascio con un ultimo consiglio. Se state pensando all’acquisto di una tenda, ponderate bene quale è il tipo di vacanza che state cercando. Una tenda piccola (2 posti) è adatta a vacanze minimaliste, dove il peso è determinante o di breve durata. C’è poco spazio per tutto, le valige difficilmente potrete disfarle, starete seduti per la maggior parte del tempo e se in programma non c’è una rapida ripartenza inizierete a guardare alla pensione Edelweiss come ad un’alternativa più che valida. Una tenda grande (3, 4 posti o più) è sicuramente comoda, vi permetterà di fare una vacanza con la maggior parte delle comodità che avete a casa, ma è anche pesante, richiede tempo per essere montata (e smontata) e rischia di snaturare un po’ il contatto con la natura che magari cercavate; insomma, divertitevi, rilassatevi nella natura ma fatelo sempre in sicurezza!

Buone vacanze!

 

 

Tempo di ferie, tempo di valige. E per nessun motivo nella valigia del vero viaggiatore può mancare un libro. O più libri, se utilizza un e-reader (come Kindle o Kobo, per citarne un paio). Da accaniti lettori, vi proponiamo qualche consiglio; non esitate a mandarci i vostri!

Jon Krakauer – Nelle terre estreme

Nell’aprile del 1992 Chris McCandless si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell’Alaska. Due anni prima, terminati gli studi, aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato i suoi risparmi in beneficenza: voleva lasciare la civiltà per immergersi nella natura. Non adeguatamente equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, venne ritrovato morto da un cacciatore, quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley. Accanto al cadavere fu rinvenuto un diario che Chris aveva inaugurato al suo arrivo in Alaska e che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane. Qui Jon Krakauer, con l’aiuto della famiglia, va alla ricerca delle motivazioni che spinsero Chris verso il più puro contatto con la natura.

 

 

Christopher McDougall – Born to Run

Un libro da leggere per chi si sta avvicinando alla corsa, per chi vorrebbe, per chi non correrà mai in vita sua; il giornalista e inviato di guerra Christopher McDougall narra le vicende del mitico popolo dei Tarahumara, gli ultrarunner più grandi di tutti i tempi. Tra aneddoti incredibili sulla corsa e piccole grandi (ri)scoperte (sapevate che la dieta vegetariana è la più indicata per un ultrarunner? o che si può cacciare un animale sfinendolo con la corsa?) il prode Christopher vi dimostrerà che siamo nati per correre.

 

 

 

Erri De Luca – Sulla traccia di Nives

Nives Meroi è un’alpinista con un sogno, diventare la prima donna ad aver scalato tutti i quattordici ottomila del mondo. Con lui, al fianco, Romano Benet, marito, amico, alpinista. Erri De Luca, giornalista, scrittore e arrampicatore, raccoglie qui le loro chiacchierate, di società, vita, sogni e ovviamente montagna. Da non perdere.

 

 

 

 

Mick Conefrey – Everest 1953

2 giugno 1953: mentre la Gran Bretagna festeggia l’incoronazione di Elisabetta II, i media diffondono le prime notizie su un altro avvenimento epocale: la conquista dell’Everest, la montagna più alta della Terra. Il neozelandese Edmund Hillary e lo Sherpa Tenzing Norgay sono i primi uomini a salire sul tetto del mondo, grazie a una spedizione perfettamente riuscita sotto la guida del colonnello John Hunt. A sessant’anni da questa straordinaria impresa, Mick Conefrey ricostruisce, attraverso documenti inediti e interviste di prima mano con i protagonisti, le vicende che portarono al successo inglese. E rivela tutti i retroscena, le crisi e le polemiche – sia in parete che in patria che nessuno ha mai raccontato: dalla ricerca rocambolesca dei finanziamenti alla ribellione degli Sherpa, dalle condizioni meteo avverse all’ostilità della stampa nazionale.

 

 

Mauro Corona – Confessioni ultime

Pensieri e racconti di vita. Le “Confessioni ultime” di Mauro Corona sono il diario intimo di “un sognatore”. Un autoritratto che richiama in alcuni passaggi l’indimenticabile tradizione degli scritti morali, da Seneca al filosofo e samurai Jocho Yamamoto, e si trasforma con impennate improvvise in un personalissimo sfogo sull’attualità e la politica. Suoni e basta, le parole hanno perso consistenza, volume, spessore, e con loro la vita. “Le Confessioni” prendono forma da queste parole ormai vuote. Libertà, silenzio, memoria, corpo, fatica, invidia, orgoglio, competizione, amore, amicizia, dolore, morte, Dio e la fede. Una rappresentazione laica profonda e illuminante.

 

 

 

Nives Meroi – Non ti farò aspettare: tre volte sul Kangchendnzonga, la storia di noi due raccontata da me

Un’altra storia di montagna. La protagonista è la stessa Nives Meroi del libro di Erri De Luca, questa volta però il punto di vista è il suo. Pochi metri alla vetta del dodicesimo 8000. Senza portatori, senza bombole, senza aiuti né sconti, come sempre in cordata con il marito Romano. Ed è proprio lui, quando il traguardo sembra essere prossimo, si sente male ed è costretto a rinunciare all’ascesa. Che cosa sceglie di fare, allora, Nives? Proseguire da sola, conquistando un’altra cima utile per la vittoria, come molti le avrebbero suggerito? No, lei non esita: abbandona la gara perché non può lasciare Romano solo ad aspettare.
Così si conclude il primo atto di questa vicenda.

Dopo il Cammino di Santiago, vi proponiamo un nuovo cammino magari meta delle vostre ferie estive. Questa volta non ci allontaniamo troppo dall’Italia e rivolgiamo le nostre attenzioni verso la Corsica e il suo GR20.

Percorso meraviglioso, un ambiente quasi ostile, condizioni a dir poco spartane, ne fanno uno dei cammini più difficili d’Europa (probabilmente il più difficile) e comunque uno dei più partecipati, nonostante i suoi 180 km di lunghezza.

E’ un trekking duro, in cui nella parte nord è difficile addirittura individuare il sentiero, in cui i i rifugi sono spesso casa di zecche e pidocchi, i bagni così spartani che molti preferiscono addirittura il comfort di qualche cespuglio. Eppure..

Eppure è un percorso bellissimo e affascinante, uno dei pochi in Europa che mantiene uno spirito simile a quello originale e che andrebbe fatto almeno una volta nella vita.

Il percorso può essere indifferentemente percorso in direzione nord-sud o viceversa sud-nord, dipende dalle proprie caratteristiche sapendo che la parte sud è comunque più semplice e agevole di quella nord. Meglio fare prima la parte “facile” del percorso per dare modo al corpo di adattarsi o tenersela per quando saremo più stanchi e spossati dai giorni di cammino? La risposta è in voi e nelle vostre gambe (e probabilmente è quella sbagliata, come diceva Guzzanti). In ogni caso, il tempo richiesto è di almeno 15 giorni per un escursionista medio, sapendo che il record del percorso appartiene a Killian Jornet che lo ha completato in poco più di 32 ore! È comunque possibile smezzare il percorso e completarne solo una delle due metà a seconda delle capacità e delle necessità di ogni trekker.

La partenza è raggiungibile con i normali mezzi pubblici, anche se le corse non sono molto frequenti e si allungheranno i tempi morti; chi non riesce a lasciare l’auto in continente può portarla; su internet potete trovare le informazioni necessarie per raggiungere aree di sosta non custodite create appositamente.

Il parco naturale della Corsica richiede da qualche tempo la prenotazione dei rifugi al sito http://www.parc-corse.org/vad/. Tale prenotazione non è obbligatoria e ha lo scopo principale di monitorare i flussi all’interno del parco, che come avrete capito fino ad ora erano lasciati un po’ a sé stessi. Il costo per dormire in rifugio è di circa 10 euro a persona.

La cosa migliore è quella di attrezzarsi con una tenda, sia per mantenere lo spirito originale del percorso, sia per motivi igienici; è possibile prenotare anche una tenda del parco, a patto però di scendere a compromessi e dormire in un luogo la cui pulizia è tutto meno che assicurata. La piazzola per la tenda costa invece circa 5 euro. Dormire all’esterno delle aree dedicate al camping è vietato ma non c’è di fatto nessuno a controllare. Se quindi cercate qualcosa di ancora più intimo e a contatto con la natura e non siete i soliti cafoni che lasciano dietro di sé una scia di sporcizia e rifiuti.. perché no. A parte quindi il normale equipaggiamento da escursionista (a cui si può aggiungere una tenda e relativi optional) non serve materiale aggiuntivo, visto e considerato che il Circo della Solitudine, forse la parte più complessa, è stata tolta dal percorso ufficiale e le attrezzature presenti (catene, scale e corde delle vie ferrate) definitivamente rimosse; è adesso classificato come itinerario alpinistico e quindi affrontabile da alpinisti con il proprio materiale. Sono fortemente consigliati scarponi a collo alto, ma quelli li consiglieremmo per qualsiasi percorso, e vestiario anche caldo e impermeabile per i capricci del tempo. Cibo e acqua non mancano mai nei rifugi; quest’ultima è prelevabile da fontanelle gratuite, ma non sempre è sicura: spesso è acqua prelevata dai torrenti e con sistemi di pompe e tubi veicolata fino al rifugio: questo vuol dire che l’igiene dipende da quello che avviene nel torrente… per quanto riguarda il cibo invece, è ottimo e a buon prezzo.

Quindi non rimane altro che aprire il calendario e preparare lo zaino.. Fateci sapere!

DSC_0247Uno dei percorsi a piedi che più di ogni altro, negli ultimi anni, ha visto lievitare il numero di partecipanti in maniera esponenziale, è sicuramente il Cammino di Santiago. Le motivazioni sono sicuramente molteplici: preponderante è, sicuramente, l’aspetto religioso che porta ogni anno un numero sempre maggiore di fedeli ad intraprendere il cammino. Poi vi sono altri aspetti, più marginali, ma non meno importanti: il fatto che sia comunque ottimamente servito, che abbia una posizione centrale rispetto ai paesi europei, che non abbia difficoltà particolari come passi alpini o vie ferrate. Tutte caratteristiche che hanno contribuito a renderlo uno dei cammini più gettonati; sono tante infatti le comitive che vengono in negozio alla ricerca di informazioni e materiali ed è quindi nata l’idea di una serie di articoli sui cammini e i sentieri più famosi su cui potete avventurarvi!

Per chi fosse interessato le possibilità sono due: o appoggiarsi a Tour Operator specializzati, o organizzarsi in proprio. La prima opzione offre un numero vastissimo di pacchetti che vi conducono sino a Santiago, dalle opzioni con autobus a supporto per le tratte più lunghe e noiose, a quelle con distanze (e quindi difficoltà) crescenti. La seconda richiede un minimo di capacità di organizzazione e soprattutto di esperienza; va da sé che pianificare tappe con distanze superiori alle vostre capacità potrebbe rivelarsi un errore frustrante ed in grado di rovinarvi la vacanza!

Il percorso classico e più gettonato è il Camino Frances, che da Saint Jean Pied de Port giunge sino a Santiago, dalla provincia di Navarra fino a quella di Galicia. Sono circa 800 km, ad eccezione della prima parte pirenaica per lo più pianeggianti, tutti segnalati con segni bianco-rossi sul versante francese e dalle classiche conchiglie gialle su sfondo blu. Il numero di tappe è variabile e dipende molto dal vostro allenamento e dal punto esatto di partenza. Per il cammino completo si parla di circa 25 tappe, con una percorrenza media giornaliera di 30 km, non pochi anche per chi è abituato a camminare!

Materiale:

il materiale è quello che è richiesto per un mese fuori casa. Quindi uno zaino molto capiente, sopra i 50 litri e con coprizaino, un sacco a pelo (che in estate può essere sostituito da un sacco lenzuolo), scarpe da trekking e un poncho sono il materiale base imprescindibile, a cui poi ognuno di noi, a seconda delle proprie esigenze, aggiungerà gli elementi che non possono mancare nello zaino: ciabatte, kit di pri51SPGXd2n0L._SX355_mo soccorso, coltello multiuso, bastoncini, cappello e bandana, frontale e macchina fotografica sono solo alcuni suggerimenti che possiamo darvi; sarà la vostra esperienza e capacità a dettare la lista dei materiali da portarvi dietro! Ferrino ha approntato una sorta di KIT con zaino, sacco lenzuolo e frontale proprio per venire in contro alle esigenze dei clienti che decidono di intraprendere questo cammino.

Giunti a Saint Jean Pied de Port è necessario andare all’Accueil de Pelerins dove vi verrà rilasciata la credenziale: è un pieghevole nel quale vengono annotati i vostri dati anagrafici e il giorno di partenza; poi, di volta in volta, ogni ostello apporrà il suo timbro e giunti a Santiago, recandovi all’Oficina de Pelegrinos e mostrando la credenziale compilata, vi verrà rilasciata la Compostela, un attestato nel quale si dichiara che avete percorso l’intero Cammino.

Dormire:

Per dormire lungo il cammino vi sono a disposizione circa 470 strutture ricettive, pubbliche e private, il cui costo oscilla tra i 5 e i 12 euro a persona per notte. Le strutture statali non ammettono solitamente prenotazioni e sono ostelli organizzati in camerate con letti a castello. Sono rare e a pagamento le camere private. Nelle strutture private sono invece disponibili, pagando supplemento tariffario, servizi di livello superiore: camere singole o doppie, lenzuola, bagno privato e via discorrendo.

Mangiare:

negli albergues viene preparata una cena comunitaria dietro corresponsione di un’offerta. In praticamente ogni villaggio in cui è presente un albergues esistono locali che offrono menù a prezzo fisso (solitamente intorno ai 10-15 euro) detti del pellegrino o del viandante, in cui comunque è compreso un primo, un secondo e acqua e vino.

Sono sempre più diffusi i servizi che, al costo di circa 7 euro a tratta, vi trasportano lo zaino alla tappa successiva: lo scriviamo ovviamente per dovere di completezza, ma probabilmente stravolge il senso stesso del Cammino, quindi secondo noi sono da utilizzare esclusivamente in casi eccezionali!

Che dire, se avete qualche suggerimento siamo qui per ascoltarvi, vi aspettiamo in negozio!

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E’ attivo un interessante campo ARTVA attrezzato a Col Margherita, per la simulazione di uno o più travolti in valanga, dove è possibile imparare il corretto utilizzo degli apparecchi di ricerca ed effettuare un’esercitazione pratica in ambiente reale. L’accesso è libero a chiunque e completamente gratuito.

Il campo di addestramento si trova a quota 2300 metri a lato della pista da sci che dal Col Margherita scende verso il Lago Cavia e consiste in un’area opportunamente recintata delle dimensioni di circa 100 x 100 m dove sono posizionati a diverse profondità e inclinazioni 6 contenitori contenenti particolari trasmettitori ARTVA, che possono essere attivati da una centrale di comando ubicata all’ingresso dell’area. La via più veloce per raggiungerlo è prendere la funivia Col Margherita che parte dal Passo San Pellegrino.

Il campo ARTVA di Col Margherita rappresenta una situazione sufficientemente realistica in quanto gli utenti non conoscono l’ubicazione dei 6 trasmettitori che vengono di volta in volta attivati mediante un criterio casuale. Una volta ritrovati tutti gli apparecchi attivati, sulla centrale di comando apparirà il tempo di ritrovamento per ogni singolo ARTVA.

 

Fonte: Mountainblog.it

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