I tour operator fanno un lavoro eccezionale nel proporre tour adatti a tutti e nel risolvere i piccoli e grandi problemi che di volta in volta possono emergere… ma dopo averli utilizzati, l’idea che ci si potrebbe fare è “che ci vuole? lo posso fare anche da solo!”; quanto è vera questa cosa? Quali sono i problemi di cui a prima vista non ci rendiamo conto?
Diciamo subito che la difficoltà principale è legata essenzialmente alla grandezza del vostro gruppo: più è grande, maggiori saranno le variabili da tenere in considerazione.
Abbiamo iniziato a pensare a questa vacanza in Aprile, quando tramite i soliti siti per monitorare il costo dei voli è saltato fuori un volo Pisa – Dublino particolarmente conveniente. L’Irlanda è una terra bellissima e il Connemara, la meta scelta per il nostro bike tour, ancora selvaggio in molti dei suoi punti. Avevamo voglia di una vacanza a contatto con la natura e così la grande domanda primaverile “cosa farai questa estate?” ha avuto pronta risposta.
Primo problema: le biciclette.
Problema che si risolve molto velocemente. Il Connemara è da diverso tempo meta di ciclisti più o meno amatoriali, curiosi di esplorare la Wild Atlantic Way, la “strada costiera più lunga del mondo”, 2500 km che collegano nord e sud Irlanda lungo la costa atlantica e quindi sono numerosi i servizi di affitto disponibili in loco. Noi ci siamo appoggiati a West Ireland Cycling (https://westirelandcycling.com/). Il negozio è situato a Galway e sono in grado di fornire un numero elevato di biciclette e compreso nel prezzo forniscono caschetto, kit di riparazione, lucchetto e soprattutto le borse laterali impermeabili, assolutamente indispensabili per un viaggio itinerante. Siccome è una delle eventualità emerse durante il nostro viaggio, tra i servizi a pagamento c’è anche la possibilità di riconsegna in un luogo differente da Galway. Questo dà quindi la possibilità di scegliere tra un giro ad anello, con partenza e arrivo a Galway e un tour con luoghi di partenza e arrivo differenti.
Oltre a queste due opzioni, ve ne è una terza, meno dispendiosa ed è quella scelta da noi: gli autobus di linea accettano biciclette a bordo inserite nel vano bagagli senza pagare un sovrapprezzo, ma con la possibilità da parte dell’autista di rifiutare l’imbarco per dare la precedenza ai bagagli degli altri passeggeri. Dovrete quindi sperare in un basso affollamento del pullman, visto l’ingombro non banale di una bicicletta. Questa è la prima grande criticità: pianificare un viaggio con questa incognita non è facile e il problema sarà tanto più grande tanto più alto sarà il numero di biciclette da imbarcare; fino a 4 comunque potete viaggiare tranquilli, soprattutto perché gli Irlandesi sono un popolo estremamente ospitale e sicuramente faranno il possibile per aiutarvi, inoltre gli autobus passano con una certa frequenza quindi potrete pensare anche a viaggiare su pullman differenti qualora non fosse possibile imbarcare tutto il gruppo.
Secondo problema: il tour.
Come detto la scelta è tra tour ad anello o viaggio a tappe con partenza e arrivo differenti. Le pendenze non sono vertiginose e le salite brevi e mai ripide, quindi la lunghezza delle tappe è legata alle vostre capacità di resistenza, ma non solo. Partendo intorno alle 9 e con svariate pause caffè/foto/spuntino, le tappe potrebbero avere lunghezza intorno ai 50 km, senza diventare mai troppo impegnative per i meno allenati del gruppo. Ovviamente se le vostre capacità ve lo permettono potrete scegliere lunghezze maggiori, ma il consiglio è quello di considerare sempre sia il peso del bagaglio che costantemente vi porterete attaccato al portapacchi, sia l’impegno prolungato su più giorni che potrebbe diventare stressante anche per chi usa la bicicletta con una certa regolarità. La lunghezza delle tappe in ogni caso non sarà legata soltanto alle vostre capacità da ciclista, ma anche al terzo problema che vedremo tra poco.
Terzo problema: le capacità ricettive.
Più è alto il numero del nostro gruppo, maggiore saranno le difficoltà nel trovare b&B nei quali dormire; il Connemara infatti, proprio per i suoi caratteristici paesaggi selvaggi e rurali, non ha città particolarmente sviluppate ad eccezione delle turistiche Galway, Clifden e Westport. Il resto sono paesi più o meno grandi nei quali gli ostelli e i B&B si contano sulle dita di una mano. La lunghezza delle tappe quindi dipenderà non solo dalle vostre capacità atletiche ma soprattutto dalla disponibilità alberghiera della meta da voi scelta per quel giorno; la soluzione adottata da noi è stata quella di darci una distanza di massima, per noi intorno ai 60 km, e poi tramite siti dedicati, come booking.com, airbnb.com, bandbireland.com, trovare dove dormire ad un prezzo equo il giorno prima per quello seguente, in modo tale da adattarci in base alle condizioni del momento. Il prezzo per una doppia con prima colazione si aggira tra i 60 e gli 80 euro a seconda del periodo e del luogo in cui vi troverete e ovviamente con gruppi grandi la pianificazione dovrà avvenire per tempo!
Quarto problema: mangiare
In realtà il problema sarà quello di non mangiare troppo! Con la scusa dello sforzo atletico quotidiano, i più golosi potrebbero diventare di colpo estremamente indulgenti circa le restrizioni alimentari, complice la generosità degli irlandesi. Non sarà raro infatti, anche nel più spartano b&B, ritrovarvi tavole imbandite a colazione di uova e bacon, toast, marmellate, salsicce, succhi di frutta, latte e cereali di ogni tipo. Una sovrabbondanza calorica che richiederebbe tappe alpine per essere smaltita. Per quanto riguarda invece pranzo e cena, ogni paese ha il suo pub che serve pasti a qualsiasi ora del giorno, quindi non sarà mai un problema anche nella più remota delle località; diverso è il discorso per gli spuntini, perché non è detto troviate bar o market ogni 10 km, quindi date sempre un occhio alla mappa prima di partire e magari portatevi dietro qualche biscotto da mangiare se le salsicce appena smaltite dovessero lasciare un vuoto incolmabile!
Quinto problema: il meteo.
Preparatevi ad un meteo estremamente variabile, in cui guardare le previsioni diventerà attività simpaticamente pleonastica. Le giornate senza pioggia sono rarissime e le condizioni cambieranno rapidamente, di ora in ora. Vi potrete svegliare in mezzo al più terribile dei temporali e dopo venti minuti alzare gli occhi al cielo senza vedere nemmeno una nuvola, così come battezzare la giornata come soleggiata e avere pioggia battente nelle successive due ore. Sarà indispensabile quindi avere sempre a portata di mano un’ottima giacca impermeabile da togliere appena smette di piovere. L’ideale sarebbe avere una giacca impermeabile sufficientemente traspirante, altrimenti vi ritroverete comunque bagnati per il sudore provocato dal combinazione letale sforzo atletico e mancata traspirazione. I pantaloni impermeabili saranno utili nelle giornate più piovose, ma contribuiranno ad aumentare la sudorazione e l’acqua colerà abbondante verso i vostri piedi, quindi il loro utilizzo dipenderà dalle vostre capacità di resistenza al freddo. Inutili le scarpe in Goretex o altri tessuti impermeabili: senza un paio di ghette che isolino la caviglia l’acqua colerà dall’alto inzuppandovi comunque i piedi e ci metteranno molto più tempo per asciugarsi completamente. Non dimenticatevi di qualche strato intermedio a manica lunga per ripararvi dal vento atlantico che può arrivare tranquillamente a 40 km/h!

L’estate è iniziata e le vacanze grossomodo pianificate. Giunti a questo punto dovrebbe mancare definire gli ultimi dettagli e chiarirsi le idee su alcuni aspetti su cui non ci eravamo soffermati, come decidere ed eventualmente acquistare, l’attrezzatura e il fornelletto da campeggio.

Chi più, chi meno, tutti noi campeggiatori ci apprestiamo a porci la domanda che ci tormenta ogni estate: cosa portare in campeggio? Siamo puristi che credono nel motto “due cuori e una tenda” o in tenda vorremmo ritrovare casa nostra?

Ci sono i campeggiatori alle prime armi, che chiedono consigli sui forum, attraverso i social o in negozio. Gli esperti hanno oramai tattiche rodate, ma sono comunque a caccia di novità o si accorgono di dover sostituire alcuni dei propri articoli da campeggio.

Ad ogni modo vi daremo una mano a districarvi all’interno della grande babele dell’attrezzatura da campeggio.

Il bisogno primario per eccellenza, il cibo!

Se avete molto spazio, e volete tenere distinta l’area cucina e dispensa, vi consigliamo di acquistare un cucinotto da campeggio. Si tratta di una tenda che potete adattare alla vostra roulotte o alla veranda, predisposta per accogliere fornelletti, dispensa e accessori da cucina. Va da sé che è una soluzione adatta a campeggi stanziali, dove non si ha in programma di spostarsi a breve e la vacanza nei nostri programmi si protrarrà per almeno una settimana.

Passiamo alla prima domanda: come cucinare? Se non volete nutrirvi di scatolame o mangiare sempre al ristorante, avrete bisogno di munirvi di un bel fornello da campeggio.

Ce ne sono di diversi tipi, dimensioni e prezzi, adatti per tutte le esigenze e tasche. Per quanto riguarda il peso e le dimensioni, bisogna considerare soprattutto lo spazio in valigia e la modalità di viaggio, c’è inoltre da tenere presente anche il tipo di combustibile e la reperibilità di questo.

Se volete fare a meno del fornello da campeggio, e sedere attorno al fuoco, cucinando magari alla trappeur, controllate sempre se dove vi trovate è possibile accendere i fuochi e prendete le dovute precauzioni, perché la maggior parte dei campeggi inseriti in contesti naturali vieta severamente l’accensione di fuochi fuori dalle aree dedicate.

Il fornello da campeggio a gas: bombole o cartucce?

Il tipo di fornello da campeggio più comune è quello a gas, che può essere alimentato con bombola o con cartucce.

Il primo tipo, alimentato con normali bombole da cucina ricaricabili, è più consigliato a chi fa campeggio stanziale o viaggia in camper. Sebbene sia facile da usare ed economico, per via del prezzo contenuto del gas, è pesante e ingombrante.

Fornelletto da campeggio a gas

Il fornello con cartuccia, con bombolette di gas esterne, alimentate a butano e propano, è meno voluminoso e più leggero.

Dotato di un fuoco solo, è comodo per chi ha necessità di viaggiare leggero. Ottimo se siete in pochi, magari in coppia, e per cucinare pietanze poco elaborate. Vi consigliamo di acquistarne un modello “a nido d’ape”, in quanto permette di cucinare anche in presenza di vento.

Ad ogni modo, bisogna avere delle accortezze se si sceglie di utilizzare questo fornelletto: verificare la compatibilità delle cartucce, e non disperderle nell’ambiente quando finiscono, inoltre è sconsigliato in caso di temperature molto basse e di alta quota.

I fornelletti da campeggio possono avere anche più fuochi: 2, 3 o 4, molto adatti per cucinare più pietanze contemporaneamente, per gruppi numerosi.

Fornello da campeggio da bistro

In questo caso vi consigliamo il modello da bistro, molto simile ad un fornello domestico e per questo facile da usare. Questo fornelletto da campeggio è anche molto sicuro, dato che la cartuccia si trova all’interno: grazie ad una levetta la bomboletta può essere cambiata e bloccata senza pericoli. Anche in questo caso bisogna avere qualche accorgimento: può essere utilizzato solo su superfici piane.

Altri modelli: alcool o multicombustibile

Di tutt’altro tipo sono invece i fornelletti da campeggio alimentati ad alcool. Leggerissimi – poiché il combustibile è contenuto dallo stesso fornelletto – economici e facile da costruire anche a casa, sono perfetti per gli escursionisti. Spesso vengono venduti all’interno di un kit con le pentole. Attenzione, però, questo tipo di fornello non è molto potente ed è abbastanza lento, usatelo quindi per cucinare pietanze di breve cottura e per una, massimo due persone.

fornello da campeggio a multicombustibile

Infine, vi segnaliamo il fornello da campeggio a multi-combustibile, che – come si evince dal nome – può funzionare con diversi tipi di combustibile, come benzina, gasolio, o alcool…

Il suo pregio consiste nel fatto che non si ha difficoltà a reperire il combustibile per ricaricarlo, in qualunque parte del mondo vi troviate, anche se, a differenza degli altri modelli, richiede un investimento iniziale più elevato. Inoltre l’accensione richiede più tempo dei fornelletti da campeggio precedentemente illustrati e richiede anche una manutenzione più laboriosa.

Il cibo da portare in campeggio

Ora che abbiamo capito di quale fornello abbiamo bisogno pensiamo al cibo da portare. Innanzitutto pensate a cosa prendete per colazione. Il problema principale è la conservazione degli alimenti; se non avete a disposizione un frigo (e lo avete a disposizione in caso di campeggio stanziale organizzatissimo), soprattutto con il caldo il vostro cibo deperisce in fretta. Quindi, ad esempio, il latte prendetelo in confezioni da mezzo litro, così da ridurre gli sprechi. Non solo poi cibo in scatola e alimenti precotti da scaffale (legumi lessi, olive in salamoia, cereali…), prima di partire per il campeggio potete preparare sottoli, pomodori secchi e insaccati (prosciutti, formaggi stagionati e salami integri, ben stagionati e chiusi ermeticamente).

Conserve di pomodoro, conserve di peperoni, mais e tonno in scatola… con poche integrazioni dal più vicino market potete creare ottime insalate e alleggerire i tipici menù vacanzieri da ristorante a pranzo e cena.

Per quanto riguarda le verdure, i tuberi come le patate possono durare molto a lungo, mentre peperoni, zucchine e melanzane possono essere portati crudi e cucinati al momento.

Fateci sapere!!

 

Felice Benuzzi è un funzionario coloniale italiano recluso in un campo di concentramento britannico a Nanyuki, in Kenya, è un pow (Prisoner of war).

Poco distante dal suo campo di prigionia c’è il Monte Kenya, la vetta più alta del Paese (5.199 metri), la seconda più alta del continente dopo il Kilimangiaro.

Distrutto dalla sua condizione di prigioniero, una sera vede aprirsi la visione della grande montagna in uno squarcio tra le nuvole, e viene folgorato da un’idea improvvisa: fuggire, scalarla, porre sulla vetta la bandiera italiana e ritornare al campo!

Inizia cosi ad affrontare un difficilissimo compinto, quello di procurarsi le attrezzature necessarie e quello di trovare informazioni sulla via da percorrere. Felice coinvolge nel progetto due compagni di prigionia: il medico Giovanni Balletto detto Giuàn, alpinista esperto; ed il tenente di polizia Marco che farà da organizzatore del campo base.

Due piccozze ricavate da un paio di martelli rubati ad operai locali, due paia di ramponi ricavati da lamiere prese tra rottami di un’automobile e tondino di ferro per cemento armato. L’abbigliamento fu ricavato da alcune coperte, modificate e cucite da un sarto prigioniero. Come corde utilizzarono quelle per legare la rete del letto al telaio. I viveri furono procurati risparmiando razioni ed acquistandone altre da altri prigionieri in cambio di sigarette.

Il 24 gennaio 1943 i tre fuggono dal campo, lasciando un biglietto che spiega la loro intenzione ed annunciando il loro rientro al campo di prigionia entro due settimane. Tra mille difficoltà dovute alla mancanza di informazioni che li ha portati su una via estremamente difficile, che alcuni scalatori precedenti avevano giudicato impercorribile, il 6 febbraio Felice e Giuàn raggiungono l’obbiettivo secondario, il picco Lenana (4985). In vetta issano una bandiera italiana e lasciano una bottiglia con dentro un messaggio.

La notte tra il 9 ed il 10 febbraio, ormai privi di provviste, i tre riescono a introdursi nel campo, ed il giorno dopo, rivestiti e ripuliti, si consegnano all’ufficiale responsabile e vengono condannati a 28 giorni di cella di rigore.

La Bottiglia e il messaggio saranno recuperati una settimana dopo da un gruppo di attrezzatissimi alpinisti britannici inviati a verificare la veridicità di quanto affermato dai prigionieri italiani. Il tricolore sul picco Lenana sostituito dall’union jack. Felice, Giuan e Marco vennero sollevati prima del tempo dalla cella di rigore grazie all’intervento del comandante del campo che ha “apprezzato la loro impresa sportiva”, acclamati dai compagni di prigionia.

Qui una sua intervista su Youtube

Con la bella stagione si moltiplicano le possibilità di escursioni, soprattutto ora che è periodo di ferie (a proposito, noi da veri stakanovisti sempre aperti!). C’è chi magari ha scelto proprio quest’estate per cambiare e invece della solita capitale europea o della solita spiaggia affollata ha scelto di trascorrere i giorni di vacanza tra baite e sentieri. Se poi si è giovani, non ci si accontenta della placida escursione al 3% di pendenza ma si ricerca l’avventura, qualcosa da raccontare al nostro ritorno o da immortalare nell’immancabile selfie. 

Ricordatevi, ad ognuno il suo! 

Tutte le mete di montagna offrono un’ampia e variegata scelta tra escursioni, avventure, mtb, arrampicata, ferrate, in grado di soddisfare davvero tutti i palati. Quindi

1. Non bruciamo le tappe. C’è chi impara prima e chi ci mette un po’ di più, ma a meno che non vi chiamiate Alex Honnold prima di avventurarvi in qualcosa che va oltre il vostro limite, mettetevi d’accordo con un amico capace (non basta che dica di esserlo, deve esserlo davvero!) o meglio ancora con una guida. Vi saprà aiutare, e soprattutto farvi gustare a pieno quello che è e deve restare una vacanza!

2. Occhio al meteo. Agosto è il mese peggiore per visitare le dolomiti perché temporali e rovesci la fanno da padrone. E’ molto probabile quindi che dei vostri 6 o 7 giorni di meritate ferie, la metà li spendiate sotto l’acqua. Poco male, c’è il materiale. Una buona giacca e dei pantaloni impermeabili, un coprizaino (immancabile) e il gioco è fatto. Ma attenzione, temporale vuol dire fulmini. Quindi se le condizioni non lo permettono, NON uscite dal vostro albergo. Cercatevi un outlet, una spa o una malga, ma se fuori è pericoloso o è probabile che possa diventarlo, sempre meglio desistere.

3. Siete pronti? Perché ci dispiace informarvi che se per 359 giorni all’anno siete rimasti seduti dietro una scrivania a mangiare barrette energetiche e guardare video su youtube di Killian Jornet non vale come allenamento! Quindi che lo sforzo richiesto sia commisurato alle vostre condizioni di salute! Fare 15 km in un giorno è facile, farli per due giorni consecutivi è allenante (ma la sera le gambe saranno due pezzi di legno), dopo tre giorni o siete allenati o rimpiangerete di non essere andati al mare!

4. Pianificate le vostre escursioni! Quanti km sono? Considerate che un gruppo non troppo numeroso, tra un sorso d’acqua, una foto e una barzelletta, di muove a circa 3-4 km all’ora. Dove mangerete? Avete acqua a sufficienza o c’è dove riempire le borracce?

5. Il ritmo lo detta il più lento del gruppo. Quindi se vi siete allenati così tanto da essere pronti per il Tor de Geants, o vi scegliete una comitiva adatta alle vostre velleità agonistiche, o fate in modo che anche l’amico che la montagna l’ha vista solo in foto si possa divertire. Quindi fermatevi quando vedete che il gruppo si allunga troppo e date l’opportunità a tutti di bere, mangiare o far foto!

6. Mettetevi in testa che gli sconti li facciamo noi, non la montagna! Ci vuole il giusto equipaggiamento per andare in montagna. Per l’escursione di pochi chilometri per raggiungere la malga dove pranzare basta un buon paio di scarpe (meglio alte, ne sappiamo qualcosa di distorsioni alla caviglia postprandiali) e una giacca impermeabile, che magari eravate partiti con il sole e ritornate con la pioggia. Ma se invece state affrontando una ferrata, o peggio ancora tratti di ghiacciaio, ci vuole l’attrezzatura, perché a trasformare una vacanza in tragedia è un attimo. Purtroppo sono sempre più frequenti le notizie di persone sui ghiacciai in jeans e scarpe da ginnastica: sono comportamenti assolutamente superficiali. Vogliatevi bene. 

7. Rispettate la natura. Se nel vostro cammino avete mangiato barrette o vi siete soffiati il naso, tenete tutto in una taschina dello zaino e svuotate il contenuto quando arrivate. E’ davvero brutto camminare e trovare la sporcizia lasciata da altri in luoghi che sono e dovrebbero rimanere incontaminati.

8. Rimanete sui sentieri! Ne abbiamo chilometri e chilometri, non uscite dalla traccia. Per la vostra sicurezza, perché se vi fate male è più facile spiegare dove siete, per la salvaguardia dell’habitat, perché ci sono molti parchi che non permettono di camminare al di fuori dei sentieri. 

9. Mangiate, ma soprattutto bevete! Considerate almeno 2 o 3 litri di acqua durante l’attività per mantenere la giusta idratazione, il sole comunque si farà sentire e pensare che essendo in montagna ne avrete meno bisogno è sbagliato! Stessa cosa per il cibo; se vi fermate in malga e vi mangiate qualche piatto locale siete a posto, ma se invece siete in totale autonomia, portatevi dietro qualche barretta e anticipate il calo glicemico!

10. Soprattutto DIVERTITEVI!

Viene dall’inglese e letteralmente significa “imballaggio veloce”. Nasce nei paesi anglosassoni e, in pratica, si tratta di starsene il più possibile a contatto con la natura, portandosi dietro tutto il necessario impacchettato in borse e zaini ed evitando alberghi e ristoranti intraprendere un percorso. Qualcuno evidentemente poi si è chiesto “ma se lo posso fare in bicicletta, perché non posso farlo a piedi?”

Non è escursionismo. Si tratta di viaggiare, possibilmente, leggeri e veloci. E’ sicuramente più faticoso della bicicletta e le distanze percorse sono sicuramente inferiori a quelle che si potrebbero coprire su 2 ruote, ma la soddisfazione e il contatto più vero e autentico possibile con la natura ripagano qualsiasi sforzo; abbiamo a disposizione un parco giochi infinito che parte dalla porta di casa nostra (o quasi), sfruttiamolo!

Prima regola di ogni viaggio è la pianificazione. Non basta una carta dei sentieri da dividere in tappe, occorre pianificare con attenzione a seconda dei punti acqua che troveremo o le zone dove ci sarà possibile dormire senza incorrere in multe. Potremo optare tra due possibilità: il fast packing duro e puro, quello in cui portiamo con noi anche la tenda (minuscola) e l’occorrente per mangiare o il fast packing più leggero, quello in cui useremo i rifugi come basi di appoggio, lasciando a casa fornelletti e le moderne razioni K. 

Ma quanto lontano vogliamo andare? Dipende dalle nostre aspirazioni, voglie, dal nostro stato fisico. Diciamo che per una gita su più giorni si considera una media tra i 15 e i 20 km al giorno. Sembrano pochi, ma con 12 chili sulle spalle e la fatica che si accumula alla fine li sentirete tutti. In modalità fast packing si possono quasi raddoppiare. Meno peso, più velocità, alternando magari tratti di corsetta a tratti di camminata, sempre ricordandosi che, alla fine e per quanto astruso possa sembrare, siamo lì per divertirsi e godersi un viaggio. Magari da fare in compagnia: farlo con degli amici è sicuramente meglio, sia perché permette un trasporto ottimale del materiale, sia perché in caso di problemi avere qualcuno con sé è sempre comodo. Ricordatevi di avvertire a casa dei vostri spostamenti e di stabilire dei check point, visto che non sempre in montagna c’è campo per tranquillizzare i parenti sul nostro stato di salute!

Ma quindi, quale è la differenza con l’escursionismo? Il peso del materiale e le distanze coperte, quindi tutto parte dallo zaino! L’attrezzatura, per non snaturare il fast packing, deve essere ridotta all’osso, cercando un ideale di essenzialità che non siamo più abituati a perseguire. Lo zaino sarà intorno ai 20 litri (ricordatevi il principio: più è grande più roba ci metto..) e rispetto agli zaini da escursionismo non avrà la classica conformazione di spallacci e schienale per aumentarne il comfort. Vogliamo andare lontano!

Camp Raid Vest 20

Zaino polivalente escursionismo – alpinismo, molto compatto e stabile durante la corsa, è dotato di diverse tasche sugli spallacci utili per trasportare telefono o barrette; ha un portaborraccia in cui entra un contenitore da 750 ml, oltre che tasche in tessuto elastico estremamente capienti sul retro. Internamente, presenta una tasca per il camelbag oltre che una grande tasca con zip. Peso: 500 grammi circa

 

 

 

 

Ferrino Radical 30

Zaino di derivazione alpinistica realizzato in un tessuto particolare, estremamente resistente ma al tempo stesso leggero (390 grammi!) ha degli spallacci leggermente imbottiti e all’interno la consueta tasca per il camelbag. 

 

 

 

 

Ferrino Desert Kat

Questo zaino invece nasce specificatamente per la corsa, desertica per la precisione. 20 litri di capacità, tasca inferiore separata ad accesso laterale, 2 portaborraccia sugli spallacci, è uno zaino perfetto per le lunghe distanze, appositamente studiato da chi (e per chi) lo utilizza, continuativamente, per giorni. Il peso estremamente contenuto ne fa il compagno ideale per il fast packing!

 

 

 

 

 

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